Venti anni e più di onorata carriera per la band teramana. Durante queste due decadi i componenti (dei quali soltanto Mauro “AldoHC” è in pianta stabile dal 2004, il quale ha visto svariati cambi di formazione) hanno prodotto quattro album ed un ep di esordio, ma soprattutto hanno suonato in lungo e in largo lungo lo Stivale toccando anche svariati paesi in Europa (hanno partecipato per ben due volte al Kaleidoskop Festival in Bosnia nel 2016 e nel 2024) per un totale di circa quattrocento concerti.

Influenzati fortemente da un Hardcore prima scuola, nel corso degli anni, come spesso capita, dopo i primi inizi un po’ acerbi ed alla ricerca della giusta alchimia artistica e della rotta musicale precisa, riescono a trovare un adeguato equilibrio fra la veemenza sonora e stringente dell’Hardcore “stop and go” e la freschezza ariosa e briosa di un Post Metal con innesti di un Crossover più moderno.

Dopo la prima traccia, un breve brano strumentale messo lì giusto per saggiare le capacità del nostro apparato uditivo, si parte sparati a mille con “Lowlife” ai confini dei territori tracciati e segnati a fine anni novanta dai Napalm Death. Si rallenta di quel minimo che non guasta perché funzionale per apprezzare la pesantezza dell’aspetto intimistico e solipsistico del terzo pezzo (“la solitudine come una prigione che ha ingabbiato i tuoi pensieri in un buco nero”). Un certo tipo di Crust Punk emerge da “Slow Death” in relazione, a mio avviso, dalla esplicita espressione di cupezza e pessimismo che ha in passato caratterizzato i primi gruppi, tanto per capirci la iniziale ondata nel Grindcore con gli Extreme Noise Terror.

Si poga con divertimento e foga grazie al tiro diretto e preciso che ha “Point Of No Return“, con continui stacchi e ripartenze. Un bel pezzo per davvero che con i suoi quattro minuti e ventidue secondi risulta essere il brano più lungo dell’intero lotto. Abbiamo anche la fortuna di ascoltare all’opera come guest vocals, Milo Silvestro dei Fear Factory, nella sesta traccia, che è un omaggio alle qualità benefiche della musica generalmente intesa. Particolarmente attenti alle questioni legate al mondo politico, alle svariate problematiche inerenti la realtà sociale, in “Freedoom Blues” mettono in risalto la situazione quotidiana delle nostre vite, le quali sono perennemente sotto controllo. Dal controllo sociale delle vite a quello dell’informazione il passo è breve, e andare oltre questo tipo di modalità di esercizio del potere per giungere alla manipolazione significa creare una propaganda intrisa di menzogne e di odio: “Bullshit Propaganda“, con la sua lenta pesantezza riesce a far emergere il sentimento rabbioso che imperversa e scuote gli animi dei nostri quattro amici abruzzesi.

Si chiude con “The Tractor Never Stops“, musicata da Michele Cerminara, dopo un trittico di pezzi che mineranno definitivamente le vostre giunture e la vostra integrità psico fisica.

Amanti dei Napalm Death questo disco è per voi.

 

Leonardo Tomei

 

Tracklist:

  1. The Nest
  2. Lowlife
  3. Heartbreaking Wait
  4. Slow Death
  5. Point Of No Return
  6. Turn Up The Main Knob
  7. Bullshit Propaganda
  8. Slaves Of An Idiot
  9. Back To 90’s
  10. Weeding Days
  11. The Tractor Never Stops
  • Anno: 2024
  • Etichetta: The Diy Prod.
  • Genere: Crossover/Hardcore

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